Faro DOC Rasocolmo: la luce dello Stretto nel calice

Quello che state per leggere nasce da una degustazione verticale: due bottiglie, due annate consecutive del Faro DOC Rasocolmo 2020 e il 2021 di Tenuta Rasocolmo. L’idea era semplice: capire se questo vino, di cui si parla poco e si trova ancora meno, avesse una propria identità stabile oppure si affidasse alla fortuna dell’annata. La risposta è arrivata già al secondo calice.

Bottiglia di Faro DOC Rasocolmo tra corteccia, pietre e foglie, con un grappolo d’uva accanto.

Siamo sul promontorio più settentrionale della Sicilia, dove lo Stretto di Messina divide e unisce il mar Ionio dal Tirreno. Il silenzio attorno a questa denominazione non è mai stato indifferenza: è la naturale condizione di un vino che nasce ai margini del mondo enologico conosciuto al grande pubblico, in meno di trenta ettari vitati in totale, con una quindicina di produttori che portano avanti la denominazione con coerenza assoluta.

Un protagonista inaspettato: il Faro DOC Rasocolmo

La denominazione Faro è quasi cittadina, contenuta interamente nel comune di Messina, e per decenni è rimasta fuori dal radar della critica enologica nazionale. Eppure, chi conosce questo vino sa che non si tratta di un’oscurità per mancanza di qualità. È oscurità per mancanza di voce.

Tenuta Rasocolmo quella voce ce l’ha. Degustare le annate 2020 e 2021 in verticale ha confermato quello che il primo assaggio lasciava intuire: due vini diversi nell’umore, coerenti nell’identità. Il Faro DOC Rasocolmo non cambia registro con l’annata ma lo adatta, lo affina, lo declina, rimanendo riconoscibile. E questo, per un vino quasi sconosciuto al grande pubblico, è già una dichiarazione di carattere. C’è una identità ben definita.

Una bottiglia di Faro DOC Rasocolmo annata 2020 con due calici di vino pronti per essere riempiti

Francesco Giostra Reitano e la tenuta ritrovata: un po di storia.

C’è un punto nel Mediterraneo dove due mari si sfidano senza mai decidersi. È lo Stretto di Messina: a destra lo Ionio, a sinistra il Tirreno, davanti le Isole Eolie che galleggiano come miraggio sulla linea dell’orizzonte. Proprio qui, sul promontorio di Capo Rasocolmo, nel 2004, Francesco Giostra Reitano si trova davanti a una tenuta di oltre dieci ettari che il tempo ha quasi dimenticato. È la proprietà di famiglia. I vigneti sono lì, silenti. Il vecchio casale resiste, ma a malapena.

Francesco non proviene dal mondo vino. È, invece, un professionista del marketing e della comunicazione: quindici anni di carriera fuori dalla Sicilia, poi la scelta di tornare. Si unisce al fratello Natale Paolo, oggi winemaker e co-proprietario della tenuta, e a un gruppo di giovani appassionati di enologia e agronomia. Una scommessa, non una rendita.

La decisione di riprendere l’attività agricola di famiglia non è scontata. Non lo è mai, quando si sceglie di rimettere le mani nella terra invece di lasciarla riposare. Ma Francesco ha una visione precisa: far rivivere il Faro DOC senza tradirne il carattere, valorizzando ciò che la natura di quel posto ha costruito in millenni.

Il vigneto consistente in tre ettari coltivati esclusivamente a DOC Faro, viene rimesso in produzione. Il casale viene ristrutturato. Il promontorio di Capo Rasocolmo torna a splendere.

La villa di Tenuta Rasocolmo

Oggi la Tenuta Rasocolmo è anche un Art Resort. Le pareti del casale ospitano una collezione che ha radici familiari profonde: al suo interno figura il Fondo Bonanno, opere di Carmelo e Letterio Bonanno (nonno e zio di Francesco) pittori messinesi che hanno attraversato quasi tutto il Novecento. Accanto a loro, una raccolta di artisti contemporanei che dal 2019 partecipano alle mostre promosse dalla tenuta. Per Francesco, il vino e l’arte condividono una qualità fondamentale: entrambi coinvolgono più sensi contemporaneamente.

Il terroir di Capo Rasocolmo: un microclima irriproducibile

Per capire il Faro DOC Rasocolmo bisogna immaginare Capo Rasocolmo. Il vigneto è sul promontorio, affacciato sul Mar Tirreno, con le Eolie di fronte. Vulcano, Lipari, Stromboli sono visibili nelle giornate limpide. Le brezze marine soffiano costanti, proteggendo i grappoli dall’umidità eccessiva e rinfrescando i filari nelle ore più calde. I suoli sono argilloso-calcarei, arricchiti dai depositi minerali delle eruzioni etnee.

L’intera DOC Faro copre una lingua di terra che va da Giampilieri Marina a Capo Peloro per trentadue chilometri sulla fascia jonica, e da Capo Peloro a Ortoliuzzo per ventiquattro chilometri su quella tirrenica: novecento ettari totali, di cui meno di trenta effettivamente vitati.

Quando nel 1976 la denominazione fu riconosciuta con decreto presidenziale, era come firmare un atto di sopravvivenza per un vino che, nel XIX secolo, i mercanti francesi venivano fin qui a comprare per dare struttura ai loro Borgogna devastati dalla fillossera. Oggi la superficie è quella che è: piccola, preziosa, irriproducibile.

Uvaggio e filosofia produttiva del Faro DOC Rasocolmo

I cinque vitigni dell’uvaggio

Il Faro DOC Rasocolmo è un uvaggio di cinque vitigni: Nerello Mascalese, Nocera, Nerello Cappuccio, Nero d’Avola, Sangiovese. Cinque anime diverse che trovano equilibrio nel calice.

Il Nocera merita attenzione particolare: è il vitigno più intimamente legato al territorio messinese, coltivato praticamente solo qui, capace di conferire al vino struttura e una personalità che nessun altro vitigno potrebbe replicare.

Faro DOC Rasocolmo: la scelta dell’acciaio

La scelta produttiva che distingue Rasocolmo è netta, quasi provocatoria nella sua coerenza: niente legno. Il Faro DOC Rasocolmo è affinato esclusivamente in acciaio per almeno dodici mesi, seguiti da un ulteriore riposo in bottiglia non inferiore a tre mesi.

Una filosofia che Francesco ha seguito sin dall’inizio, convinto che l’acciaio sia lo specchio più fedele del terroir. Il legno, per quanto nobile, imprime la propria firma sul vino. L’acciaio si fa da parte. Lascia parlare i cinque vigneti, la brezza tirrena, i suoli argillosi arricchiti dalle ceneri dell’Etna, l’esposizione unica del promontorio.

Degustazione del Faro DOC Rasocolmo: nel bicchiere

Tavolo in vetro in un soggiorno moderno con due bottiglie di Faro DOC Rasocolmo e due calici di vino rosso; sullo sfondo un divano beige, una libreria, una credenza vetrata e una grande finestra che illumina la stanza con luce naturale.
Faro DOC Rasocolmo: un rosso di carattere al centro di un momento di relax domestico

Aspetto e profumi

Il colore è rosso rubino intenso, che tende al rosso mattone con l’invecchiamento. Al naso è etereo, persistente, con note di frutti a bacca rossa che emergono con eleganza senza clamore.

L’annata 2020 si presenta con tessiture più fitte e speziate. La 2021 offre finezza, profondità e prospettiva di invecchiamento. I poche parole: un profilo più verticale, di grande precisione aromatica.

Palato e struttura

In bocca è secco, armonico, di medio corpo. Non è un vino che vuole sorprendere con la potenza: è un vino che seduce con la precisione. L’equilibrio tra tipicità, gastronomicità e capacità evolutiva è la sua firma più riconoscibile.

Non stupisce, a questo punto, che entrambe le annate abbiano ottenuto i Tre Cavatappi ovvero il massimo riconoscimento della guida Decanto Untold 2026. Un premio che in questo caso non aggiunge molto: il vino parla già da solo.

Abbinamenti per il Faro DOC Rasocolmo

Il Faro DOC Rasocolmo ama la compagnia della cucina di carattere. La struttura tannica e l’acidità ben calibrata lo rendono ideale con le carni rosse quali arrosti, brasati, selvaggina da pelo. Regge con eleganza i formaggi stagionati a pasta dura: Pecorino Siciliano, Ragusano, Parmigiano Reggiano di lunga stagionatura.

Tuttavia è un vino che sa sorprendere anche a tavola con il pesce: non il crudo delicato, ma il pesce spada alla ghiotta, il tonno in agrodolce, le preparazioni più intense della tradizione messinese.

In abbinamento verticale, l’annata 2020 (più fitta e speziata) predilige i piatti di lunga cottura. La 2021, con la sua finezza e verticalità, si esprime meglio con carni più eleganti o formaggi di media stagionatura.

Oltre il Faro rosso: la gamma di Tenuta Rasocolmo

La tenuta non si ferma al Faro rosso. Francesco ha ampliato la gamma in modo coerente con la filosofia del luogo. C’è un bianco Inzolia in purezza, L’Hismael, prodotto con uve provenienti da Castiglione di Sicilia, alle pendici dell’Etna. Ci sono due bollicine con metodo charmat: una di Inzolia, N36, e una di Zibibbo. E poi c’è l’idromele Acqua di Aron, il vino dei mieli, che richiama le radici più lontane della cultura enologica mediterranea.

Ogni prodotto ha una sua storia, un suo territorio di provenienza, una sua ragione d’essere. Non è una gamma costruita per riempire scaffali, ma un racconto liquido dell’isola e dei suoi terroir.

Vivere la tenuta: dalla vendemmia all’arte

Tenuta Rasocolmo è anche un luogo dove stare. Due suite accolgono gli ospiti all’interno del casale ristrutturato, con vista sul mare e sull’uliveto secolare. Le esperienze proposte sono pensate per chi vuole capire e non solo assaggiare: la visita guidata ai vigneti è un percorso sensoriale nel terroir, la degustazione è un dialogo per scoprire i profumi del Nerello Mascalese e capire perché il Nocera messinese è diverso da qualsiasi altro vitigno.

Durante la vendemmia, a settembre, la tenuta apre le porte agli appassionati per un’esperienza di raccolta con lezioni di potatura sul cordone speronato. In abbinamento ai vini, i prodotti locali: pane condito con l’olio della tenuta, formaggi siciliani, salumi di suino nero dei Nebrodi, confetture artigianali, cannoli preparati al momento.

Faro DOC Rasocolmo: conclusioni

Sul promontorio, il faro continua a girare nella notte. Guida le navi attraverso lo Stretto, come faceva tremila anni fa quando i primi viticoltori piantavano le viti su queste colline. E nella tenuta sotto di lui, il vino aspetta in acciaio di diventare quello che il suo terroir gli ha promesso di essere.

Faro sul promontorio Rasocolmo  una scogliera erbosa affacciata sul mare al tramonto, con cielo viola‑rosato e costa rocciosa sottostante.

Francesco Giostra Reitano ha fatto una scelta precisa nel 2004: non ha lasciato che quella terra e quella storia si perdessero. Ha scelto l’acciaio invece del legno perché crede nel terroir più che nella tecnica. Ha scelto di produrre poco (tre ettari) perché certe cose non si possono moltiplicare senza tradirle. E ha aspettato.

Oggi, col calice di Faro DOC Rasocolmo in mano, quell’attesa si è rivelata la scelta più giusta che potesse fare. Non era pazienza, era, piuttosto, visione.

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