Solus 2008 Pianirossi: quando il tempo fa il suo lavoro migliore
C’è un momento, aprendo una bottiglia di diciassette anni, in cui si trattiene il fiato. Non per reverenza. Per dubbio. Ed è quello che ho provato tenendo in mano il Solus Pianirossi 2008: un blend di Sangiovese, Montepulciano e Alicante da una tenuta della Maremma meridionale. Un vino che non nasce da una denominazione storica con secoli di letteratura alle spalle. Eppure ha risposto con una freschezza che non ti aspetti. E con una frutta che, invece di essere sparita, si è semplicemente trasformata.

Pianirossi e la Maremma di Cinigiano
Il progetto nasce per volere di Stefano Sincini, innamoratosi dei paesaggi della Maremma durante gli studi a Siena. L’idea era creare qualcosa di significativo in un territorio allora ancora poco esplorato. Tra Montalcino e il Monte Amiata nasce così la Tenuta Pianirossi, un luogo in cui la passione per il vino e l’amore per la terra sono protagonisti.

La localizzazione non è casuale. Tenuta Pianirossi si trova nella Maremma meridionale, leggermente nell’entroterra, nel comune di Cinigiano in provincia di Grosseto, all’interno dell’areale del Montecucco. Il fiume Orcia separa questa zona da Montalcino che si trova a nord. Il clima mediterraneo, moderato dall’altitudine e dalle escursioni termiche, garantisce una maturazione lenta che preserva l’acidità. È proprio questo equilibrio a spiegare quello che ho trovato nel bicchiere e che racconterò dopo.
La tenuta si estende su circa 25 ettari, di cui 14 a vigneto. Tutto il lavoro in vigna è manuale, con un approccio biologico orientato al rispetto dell’ambiente e alla longevità del suolo.
La gamma
Pianirossi produce sei etichette. Tre rossi IGT Toscana: il Solus, il Pianirossi e il Sidus, quest’ultimo anche in versione DOC Montecucco. La Fonte è il rosso in purezza, un Montecucco Sangiovese DOCG affinato in legno francese. Completa la gamma il Sabine, rosato da breve macerazione, e il Noctua, un Vermentino DOC Maremma Toscana. Una produzione contenuta, coerente con la scelta di privilegiare la qualità sul volume. Il Solus si colloca nella fascia alta della gamma, insieme al Pianirossi Riserva.

L’uomo dietro al vino: Ferrini e Viaud
Pianirossi nasce con una firma enologica importante. Carlo Ferrini è stato il consulente delle fasi fondative della tenuta. Fiorentino, laureato in agraria, ha trascorso oltre un decennio al Consorzio del Chianti Classico prima di avviare nel 1991 una carriera da libero professionista che lo ha portato a diventare uno dei consulenti più riconosciuti della scena vinicola italiana, con un portafoglio che spazia da Barone Ricasoli a Casanova di Neri, da Brancaia a Poliziano. Con Pianirossi ha selezionato i vitigni e definito lo stile produttivo, individuando in quel terroir specifico un potenziale che non era ancora stato articolato. La sua filosofia è sintetica: il grande vino si costruisce solo in vigna.
La guida enologica della tenuta è oggi affidata a Julien Viaud, che ha raccolto e continuato le pratiche produttive avviate da Ferrini, portando il Solus a ricevere riconoscimenti anche nelle annate più recenti.
Il Solus Pianirossi 2008: un blend maremmano fuori dagli schemi
Il Solus è un Toscana IGT rosso. Nessun riferimento a denominazioni storiche, nessun vincolo di disciplinare che imponga proporzioni di uvaggio. La composizione è 45% Sangiovese, 45% Montepulciano e 10% Alicante. Una scelta che dice molto sulle intenzioni di chi ha costruito questo vino.

Il Montepulciano non è un vitigno toscano di tradizione. Portarlo su questi versanti, in proporzione paritaria con il Sangiovese, è una scelta precisa: struttura, colore, morbidezza tannica nel tempo. L’Alicante, vitigno di origine iberica diffuso in Maremma, aggiunge profondità cromatica e sostanza polifenolica.
I vigneti si trovano a circa 200 metri sul livello del mare, con esposizione sud e sud-ovest, su terreni a medio impasto.La fermentazione avviene con macerazione in acciaio a temperatura controllata. Il vino svolge la fermentazione malolattica, dopodiché affina per 12 mesi in tonneaux da 500 litri di rovere francese. Il contenitore scelto non è banale: i tonneaux, a differenza delle barrique da 225 litri, cedono meno legno all’unità di volume di vino. Sono ideali per un affinamento che vuole integrare senza sovrascrivere.
L’annata del Solus Pianirossi 2008 in Toscana e Maremma
Il 2008 è un’annata che merita una lettura attenta. A livello nazionale fu un millesimo eterogeneo, con difficoltà importanti al Nord e nelle zone interne del Centro. La Toscana costiera e la Maremma raccontano però una storia diversa: le avversità fungine non si sono fatte sentire, le uve sono arrivate in cantina sane, e le condizioni di settembre e ottobre hanno prolungato il periodo di raccolta favorendo la maturazione fenolica. Non un’annata di eccessi, non un millesimo di concentrazione spinta. Un’annata di equilibrio. Estati senza caldo torrido, settembre secco e luminoso. Il tipo di annata che non produce mostri di struttura, ma costruisce acidità integrate e tannini che reggono il tempo.
Il Solus 2008 ne è la dimostrazione.
Solus Pianirossi 2008: la degustazione diciassette anni dopo
Il colore racconta già molto. Rosso rubino ancora vivo, con un bordo granato che segnala l’evoluzione ma non la stanchezza. Nessun mattone, nessuna ceduta. La luce passa attraverso il bicchiere senza incontrare opacità.

Al naso, la prima cosa che colpisce di questo Solus Pianirossi 2008 è la freschezza. È inattesa. Non la freschezza vegetale di un vino giovane, ma quella di un vino che ha mantenuto un profilo aromatico ancora in tensione. I sentori primari del Montepulciano e del Sangiovese si sono trasformati: la ciliegia fresca è diventata ciliegia sotto spirito, la prugna è matura fino al confine con l’essiccazione. In sottofondo, note di tabacco, cuoio accennato, un tocco di spezie dolci che rimandano all’affinamento in rovere senza dominarlo. Cannella, un pensiero di chiodo di garofano. Il legno è stato completamente assorbito. Non si percepisce più come tale.
In bocca, l’ingresso è morbido. Il corpo è ancora pieno, con una struttura che tiene. I tannini, a diciassette anni, sono integrati e setosi. Non c’è asperità, non c’è aridità di un vino che ha stancato. L’acidità si conferma al sorso come un filo teso che allunga il finale e mantiene la beva viva.
La persistenza è generosa. Il finale porta con sé le stesse note fruttate e speziate dell’apertura, con una leggera nota balsamica che chiude in modo netto. Un vino che sa ancora dove vuole andare. Forse al picco, forse vicino. Ma ancora integro.
Abbinamenti
La struttura residua e l’acidità integrata del Solus Pianirossi 2008 suggeriscono abbinamenti con carni importanti. Un piccione arrosto con jus ristretto funziona per la persistenza e la complessità aromatica del vino. Un cinghiale in umido alla maremmana è l’abbinamento territoriale per eccellenza: la sapidità della selvaggina si bilancia con la morbidezza tannica. Anche un pecorino di media stagionatura, con la sua pasta compatta e leggermente piccante, dialoga bene con le note fruttate evolute e la speziatura.
Valutazione finale
Il Solus Pianirossi 2008 non è un vino da museo. È un vino da stappare, da condividere, da raccontare. Diciassette anni non lo hanno piegato. Lo hanno reso più preciso, più coerente con se stesso. La freschezza che ancora possiede non è un caso: è il risultato di un’annata equilibrata, di un’altitudine che rallenta la maturazione, di un blend costruito per durare.
Avevano ragione a parlarmi di ottime capacità di invecchiamento. Questo Solus, infatti, lo dimostra nel bicchiere.