Canavese Nebbiolo La Vila 2023: Luca Leggero ridisegna il Nebbiolo del Canavese

Canavese Nebbiolo La Vila 2023 Luca Leggero nel bicchiere, colore rubino scarico e trasparente
Canavese Nebbiolo La Vila 2023

Il Canavese Nebbiolo La Vila 2023 di Luca Leggero è un’anteprima: non è ancora in commercio al momento di questa pubblicazione ma lo sarà presto. Il bicchiere arriva e si fa notare per il colore che già dice tutto. Rosso rubino, trasparente, quasi granato ai bordi. Chi si aspetta il Nebbiolo muscoloso delle Langhe, con i suoi tannini serrati e la sua densità gustativa, si trova di fronte a qualcosa di molto diverso. Luca Leggero produce a Villareggia, nel Canavese, su sabbie glaciali che non hanno nulla a che fare con le marne di Alba. E il vino lo racconta con chiarezza.

Il Canavese Nebbiolo La Vila 2023: un vino che parte dal territorio

Il Canavese Nebbiolo La Vila 2023 nasce da una scelta precisa. Luca Leggero non ha cercato di avvicinarsi al modello delle Langhe. Ha fatto il contrario: ha studiato il suo territorio, ha capito cosa quella sabbia poteva dare, e ha costruito un Nebbiolo su misura per quei suoli. Il risultato è un vino verticale, fresco, sapido, con un tannino finissimo che non assomiglia a nessun altro Nebbiolo assaggiato in Piemonte.

Villareggia è un comune di circa mille abitanti, nel Canavese, tra Torino e la Valle d’Aosta. I terreni qui sono di origine morenica, lasciata dalle glaciazioni dell’Anfiteatro di Ivrea. La sabbia arriva fino al 90% della composizione del suolo. Non c’è, quindi, la struttura argillosa che dà al Barolo la sua densità e il suo timbro. C’è invece leggerezza, drenaggio, freschezza. E il vino rispecchia tutto questo in modo diretto.

Il recupero del Picotendro: innovazione che viene dal passato

Grappoli di Picotendro con i quali si produce il Canavese Nebbiolo La Vila 2023 di Luca Leggero
Grappoli di Picotendro

La storia di Leggero con il Nebbiolo non inizia da zero. Inizia da molto lontano. Il Canavese era storicamente la terra del Picotendro, un antico biotipo di Nebbiolo autoctono della zona, caratterizzato da un peduncolo tenero. A partire dalla fine del Settecento era apprezzato e considerato un vino di pregio. Poi è arrivato l’abbandono: cloni più produttivi, mercati che premiano altri profili, e il Picotendro è così quasi sparito per due secoli.

Leggero lo ha recuperato. Lo ha rimesso in vigna. Lo vinifica in purezza.

Questa è quindi la base del Canavese Nebbiolo La Vila: un vitigno quasi dimenticato, coltivato su sabbie glaciali, con un approccio biologico certificato e lieviti indigeni. Nessuna correzione. Nessuna interferenza.

Tecniche di cantina: anfore e tini troncoconici

In cantina, la logica è coerente con la vigna. La fermentazione avviene in tini troncoconici in legno a temperatura controllata. Questa forma geometrica favorisce moti convettivi naturali durante la fermentazione, con un’estrazione aromatica delicata e una stabilizzazione del colore senza interventi bruschi. È una soluzione tecnica poco comune, pensata specificamente per un Nebbiolo che non deve essere estratto in modo aggressivo.

Canavese Nebbiolo La Vila 2023 Luca Leggero nel bicchiere, colore rubino scarico e trasparente. Un'immagine della cantina

L’affinamento combina botti di rovere austriaco da 25 e 50 ettolitri e anfore di terracotta da 7,5 e 16 ettolitri. Le anfore lavorano su una micro-ossigenazione pulita, esaltando il frutto e la mineralità senza cedere sentori tostati. Il rovere austriaco, in botti grandi, completa invece il quadro con discrezione. Il vino resta infine in bottiglia almeno sei mesi prima di uscire sul mercato.

Degustazione: La Vila 2023 in anteprima

La 2023 è stata degustata in anteprima e sta per essere messa in commercio al momento di questa pubblicazione.

Nel calice il colore è rosso rubino molto luminoso, con riflessi granati al bordo. Trasparente. Quasi cristallino.

Al naso si apre con note floreali nitide: violetta, rosa. Poi arrivano i frutti rossi croccanti, ciliegia fresca, lampone. C’è inoltre un accenno di spezia leggera sullo sfondo, liquirizia, e un tocco di erbe fini. Il naso è pulito, diretto, senza la complessità scura del Barolo.

In bocca la prima cosa che colpisce è la scorrevolezza. I tannini sono finissimi, quasi impercettibili, lontani dalla struttura tannica che si associa al Nebbiolo classico. L’acidità è presente e vivace, non aggressiva ma piacevole. Il sorso è quindi fresco, sapido, di grande bevibilità immediata. Non è un vino che richiede attesa. È pensato per essere goduto, e si gode senza difficoltà.

Il finale è medio-lungo, con i frutti rossi che persistono senza stanchezza. Nessun sentore di tostatura, nessuna traccia di legno preponderante. La mineralità sabbiosa si sente fino in fondo al sorso.

Abbinamenti consigliati per il Canavese Nebbiolo La Vila 2023

Canavese Nebbiolo La Vila 2023 Luca Leggero in abbinamento ad un tagliere di salumi e a dei tajarin al ragù di vitello

La freschezza e la verticalità del vino lo rendono versatile a tavola. Funziona bene con salumi piemontesi di media grassezza, come il lardo di Colonnata o il prosciutto crudo stagionato, dove l’acidità pulisce il palato in modo preciso. Regge inoltre su primi piatti con ragù di carne bianca, come un risotto con coniglio in bianco o tajarin al ragù di vitello. Da evitare, invece, abbinamenti con carni molto strutturate o con formaggi a pasta molle molto grassi: il vino non è stato fatto per reggere quella pressione.

Conclusioni

Luca Leggero ha costruito in pochi anni un progetto enologico coerente e riconoscibile. La Vila 2023 è, quindi, un Nebbiolo che non si spiega partendo dal Barolo o dal Barbaresco. Si spiega, invece, partendo dalla sabbia di Villareggia, dal Picotendro, dalle anfore e da una mano che non cerca di correggere quello che la natura ha già deciso. Vale la pena provarlo non appena sarà disponibile sul mercato.

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© 2026 Roberto Garofalo – C. F.  GRFRRT69L31G273P

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