Brunello ai giovani: bottiglia di Bunello di Montalcino Riserva 2019 dell'azienda Biondi-Santi alla Tenuta Greppo di Montalcino

Chi racconta il Brunello ai giovani? Biondi-Santi lo chiede alla Scuola Holden

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La Riserva 1983 che Biondi-Santi rimette in commercio quest’anno è più vecchia dei cinque autori chiamati a raccontare la tenuta. Vengono dalla Scuola Holden di Torino e hanno meno di trent’anni. Parto da qui perché il dettaglio tocca una domanda che sul blog mi torna spesso: chi racconta il Brunello ai giovani, e con quali parole? Su Decanto ho già descritto il progetto La Voce di Biondi-Santi edizione per edizione. Qui mi interessa altro.

Perché parlare del Brunello ai giovani è difficile

Lo dico da tempo. Il vino raccontato dalla cattedra allontana chi ha vent’anni. Elenchi di sentori, tono da professore, etichette messe su un piedistallo. Eppure un vino, prima di essere spiegato, deve piacere. Si parte dal gusto di chi beve. Solo dopo arriva la storia reale dietro la bottiglia.

Raccontare il Brunello ai giovani, quindi, vuol dire cambiare punto di partenza.

Per questo guardo con attenzione a Montalcino. Al Greppo sono stato più volte e so quanto pesi quel nome. Biondi-Santi è la casa che ha legato il proprio destino a quello del Brunello. Se un’azienda può permettersi di parlare forte della propria esperienza, è questa. Eppure, con la saggezza di chi conosce il proprio peso, dal 2022 ha deciso di cambiare registro. Si è data il compito più difficile: farsi ascoltare dai giovani.

Brunello ai giovani: bottiglia di Brunello di Montalcino 2020 dell'azienda Biondi-Santi alla Tenuta Greppo di Montalcino

Cinque autori under 30 al Greppo

La Voce di Biondi-Santi unisce podcast e audiolibri. Si ascoltano anche inquadrando il QR code sulle bottiglie di Brunello e Riserva. Ogni anno ha una sua parola. Dopo Equilibrio, Meraviglia, Rispetto ed Eleganza, nel 2026 tocca a Generazioni.

La svolta riguarda però l’età di chi scrive. Già nel 2024 il progetto aveva scelto i giovani talenti della scrittura italiana, con il racconto di Consuelo Angioni. Quest’anno, grazie a una piccola borsa di studio, cinque talenti della Holden hanno passato alcuni giorni in tenuta. I loro racconti allargano il discorso oltre la cantina e sono raccolti in I giovani Holden.

Il CEO Giampiero Bertolini ha spiegato così il senso del progetto: “Il progetto la Voce di Biondi-Santi sta creando un nuovo linguaggio”. Un’affermazione impegnativa, che si può misurare. Parlare del Brunello ai giovani richiede infatti qualcosa di più di una buona intenzione.

Sette generazioni, poi il testimone esce dalla famiglia

La storia è nota, perciò la tengo breve. Clemente Santi lega la parola Brunello al suo vino scelto. Il nipote Ferruccio firma la prima bottiglia con quel nome, la 1888. Tancredi avvia nel 1927 le ricolmature delle vecchie Riserve. Franco seleziona invece il clone BBS11, registrato nel 1978.

Dal 2017 la proprietà è del gruppo EPI della famiglia Descours. Bertolini lo ha detto senza giri di parole ad askanews: oggi la mano della famiglia non c’è più in nessun vino. Il testimone, insomma, è passato a chi non porta quel cognome. Il direttore tecnico Federico Radi lavora dal 2017 su 32 ettari vitati, distribuiti in cinque siti. Ne escono circa 100mila bottiglie l’anno.

La vigna degli anni Trenta e il futuro oltre il BBS11

Questo è il passaggio che mi interessa di più. Il BBS11 copre ancora oltre metà dei vigneti. Tuttavia Bertolini ha annunciato che in futuro l’azienda non vuole più dipendere da un solo clone. La strada parte da una vigna degli anni Trenta, meno di un ettaro, con cinquanta piante madri di Sangiovese.

Tenuta Biondi-Santi il Greppo: vista delle vigne

Da quelle piante è stata scelta una ventina di selezioni, poi ripiantate per osservarne la risposta al cambiamento climatico. Il lavoro prosegue con l’Università di Firenze. Le generazioni più interessanti del Greppo, forse, stanno in vigna. Il clone che ha reso celebre Franco convivrà con il Sangiovese che lo precedeva.

Cambia anche il tempo del vino. Il passaggio in legno si è accorciato, mentre le botti Garbellotto oggi vanno da 10 a 50 ettolitri. L’affinamento in bottiglia, di conseguenza, pesa di più. Bertolini lo motiva con un’osservazione semplice: sempre meno persone tengono le bottiglie in cantina per anni. Mi sembra la concessione più concreta al bevitore di oggi.

Dal Rosso alla Storica: il Brunello ai giovani passa da qui

Le descrizioni che seguono vengono dall’azienda e dalla stampa che ha assaggiato questi vini. Non sono note mie, quindi le riporto come tali.

Brunello ai giovani: bottiglia di Rosso di Montalcino 2023 dell'azienda Biondi-Santi alla Tenuta Greppo di Montalcino

Il Rosso di Montalcino 2023 nasce da un’annata di grandi sfide agronomiche. Ursula Geiger, su Bilanz, ci ha trovato frutto rosso, scorza d’arancia e buona scorrevolezza. Bertolini lo definisce la porta d’accesso per i giovani. Una porta, però, che un ventenne apre raramente, visto il prezzo di un Rosso firmato Biondi-Santi. Far arrivare il Brunello ai giovani, del resto, è anche una questione di prezzo.

Il Brunello di Montalcino 2020, vendemmiato dal 9 settembre, punta su tannino leggiadro e acidità che distende il sorso. Radi lo chiama vino di riflessione. La Riserva 2019, 44ª edizione dal 1888, è per lui una delle annate più belle della carriera. In quel caso la raccolta è iniziata il 14 settembre.

Resta la Riserva La Storica 1983, uscita dal caveau in quantità limitata. Franco Biondi Santi la ricolmò nel 2000 e le bottiglie, secondo Bilanz, sono state ritappate in tenuta nel 2022. L’azienda parla di tannini setosi e finale lungo e sapido. Geiger aggiunge umami e pane di segale scuro. Un solo vino, passato per mani diverse: questa, per me, è la definizione più onesta di generazioni.

Brunello ai giovani: bottiglia di Brunello di Montalcino Riserva 1983 "Il Greppo" dell'azienda Biondi-Santi alla Tenuta Greppo di Montalcino

Quattro abbinamenti da tavola

Gli abbinamenti sono ipotesi mie, costruite sul profilo dei vini. Sul Rosso 2023 metterei i pici all’aglione, perché il pomodoro chiama la stessa freschezza. Il Brunello 2020, con il suo tannino sottile, troverebbe sponda in un piccione arrosto, carne intensa ma delicata.

La Riserva 2019 ha invece spalle da stracotto di chianina. La lunga cottura ammorbidisce la fibra e regge la trama del vino. Con la 1983 cambierei registro. Tagliolini al burro e tartufo bianco delle Crete Senesi: piatto semplice e profumi terziari, senza proteine che coprano il sorso.

Basta un podcast per portare il Brunello ai giovani?

Per avvicinare il Brunello ai giovani il podcast serve, ma da solo non basta. Il progetto toglie il vino dalla cattedra e lo affida a chi lo guarda da fuori. Mi sembra una scelta giusta, e più coraggiosa di tante schede tecniche. Resta però un limite evidente. Il QR code vive su Brunello e Riserva, bottiglie che un ragazzo difficilmente porta a cena dagli amici.

Il mio consiglio è semplice: parti dal sito dell’azienda e ascolta uno dei cinque racconti. È il modo più diretto per capire come una casa storica prova a cambiare linguaggio. Tuttavia il racconto serve soltanto ad aprire la strada, il bicchiere deve fare il resto. Portare il Brunello ai giovani significa anche farglielo assaggiare. Su questo, a Montalcino, la partita è ancora aperta.

Altre storie di cantine le trovi nella sezione Storie di Vino.

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