Evento IO VINO a Roma: l’Appennino e i suoi autoctoni in un solo giorno

C’è una spina dorsale che attraversa l’Italia da nord a sud e che troppo spesso viene attraversata senza fermarsi. L’Appennino centrale, con le sue vigne che guardano da un lato il mare Adriatico e dall’altro il Tirreno, custodisce un patrimonio ampelografico che non ha equivalenti altrove. Domenica 15 marzo 2026 torna l’evento IO VINO a Roma per la nona edizione: oltre 80 vignaioli di Marche e Campania in un’unica sala, una giornata intera per capire davvero cosa significhi fare vino identitario nell’Italia di mezzo.
L’evento IO VINO a Roma: un’idea nata nel 2016 che cresce senza perdere l’anima
IO VINO nasce da un’intuizione di Romina Lombardi e Manilo Frattari: portare in un unico contenitore i produttori di due regioni che hanno in comune molto più di quanto si pensi. Non la vicinanza geografica, ma la filosofia: quella di chi ha scelto di lavorare con vitigni identitari invece di inseguire i gusti del mercato internazionale. Dal 2016 a oggi, la manifestazione è cresciuta fino a riunire, come già detto, oltre 80 vignaioli in un’unica sala. Appuntamento, quindi, al Courtyard by Marriott Roma Central Park con un format che privilegia il contatto diretto, le domande fatte con il bicchiere in mano, le storie raccontate da chi quei vini li fa davvero.
Non è un evento generico. È una scelta di campo precisa: solo autoctoni, solo Marche e Campania. In un calendario sempre più affollato di eventi enologici, questa identità forte, quasi controcorrente, è la ragione per cui IO VINO continua ad attrarre operatori, giornalisti e appassionati evoluti che cercano qualcosa di più di una lista di assaggi.
Tre masterclass, tre storie da ascoltare con il bicchiere in mano
Il programma 2026 si costruisce come un percorso a tappe. Si parte alle 13.00 con “Pietanze territoriali in abbinamento”, la masterclass condotta da Romina Lombardi insieme a un gruppo di giornalisti enogastronomici. Il tema è l’incontro tra cucina e vino come atto culturale: non abbinamento tecnico, ma esperienza di territorio. Se volete capire cosa significhi mangiare e bere in maniera coerente con la geografia di un posto, questa è la sessione giusta da cui partire.
Alle 15.00 la scena passa alle Marche con “La Nuova Via dei Rossi Marchigiani”, guidata da Pierpaolo Rastelli, critico enogastronomico e responsabile della guida Gambero Rosso per la regione. Una degustazione costruita per raccontare come il rosso marchigiano stia cambiando pelle: meno convenzionale, più capace di sorprendere. Grenache del Piceno, Lacrima, Vernaccia Nera, Montepulciano in versioni inattese: il tipo di vini che funzionano benissimo a tavola su un ragù marchigiano, su un abbacchio alla scottadito o su una coratella, dove struttura e speziatura trovano il loro contrappunto ideale.

Alle 17.00 tocca alla Campania e il protagonista è uno di quei vitigni che meritano molta più attenzione di quanta ne ricevono: lo Sciascinoso. La masterclass “Il Misterioso Sciascinoso” sarà condotta da Alessandro Marra, vice curatore nazionale di Slow Wine e voce autorevole della comunicazione del vino campano. Lo Sciascinoso è un rosso di medio corpo con buona acidità, tannino gentile e un profilo aromatico riconoscibile tra frutti rossi e spezie delicate. Tradizionalmente relegato al ruolo di uva da taglio, negli ultimi anni ha trovato chi ha avuto il coraggio di vinificarlo in purezza, scoprendo una versatilità a tavola notevole. Pensatelo su un polpo alla Luciana: la freschezza del vino e la sua trama tannica misurata dialogano con la dolcezza del cefalopode e l’acidità del pomodoro in un modo che quasi stupisce.
I premi, ovvero il momento in cui il racconto diventa riconoscimento
La giornata si chiude alle 19.00 con la cerimonia di premiazione, coordinata da Alessio Pietrobattista. Tre riconoscimenti: il Premio della Critica per il Miglior Sciascinoso, il Premio della Critica per la Miglior Grenache del Piceno e il Premio del Pubblico per la Miglior Cantina. La doppia lente con la giuria specializzata da un lato ed il voto del pubblico dall’altro, è una delle cose che mi piacciono di più di questo format: crea una mappa delle interpretazioni più convincenti dell’anno, utile sia a chi lavora nel settore sia a chi vuole orientarsi tra le oltre ottanta cantine presenti in sala.
Perché l’evento IO VINO a Roma vale la pena di esserci
IO VINO 2026 è uno di quegli appuntamenti che consiglio senza esitazioni a chi ama il vino italiano nella sua declinazione più autentica. Non troverete grandi blasonati, non troverete stili internazionali costruiti per piacere a tutti. Troverete vignaioli che conoscono ogni metro quadro delle loro vigne, vitigni con storie lunghe secoli e bottiglie che hanno ancora qualcosa da dire. Se abitate a Roma o avete voglia di raggiungerla per una domenica, è un modo per attraversare due regioni magnifiche senza muoversi dalla capitale.
Tutti i dettagli e le informazioni per partecipare sono sul sito dell’evento
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